“Nel lontano 1996, a due anni di distanza dalla scomparsa di Jimmy Fernandez, bassista dei God Machine, i Sophia, reincarnazione acustica della prima formazione, danno alla luce “Fixed Water”.
Un album, questo “Fixed Water”, che proprio dall’atmosfera funerea che lo permea sembra trarre sostegno, e che, tuttavia, deriva la sua più autentica ragion d’essere dalla vita, da esperienze quali amore, amicizia, addandoni…
Un album, questo “Fixed Water”, in cui s’intrecciano nostalgica malinconia e intensa dolcezza, sia nelle sonorità, in quelle lente melodie che ricordano i Red House Painters, sia, soprattutto, nei testi che, per una volta, non sono un mero riempitivo ma assurgono quasi al ruolo di protagonisti. Difficile restare indifferenti ai versi della struggente “So Slow”, probabilmente la perla del disco, o non inquietarsi per la disillusione imperante in “Another Friend” e in “Are You Happy Now?”.
Un album, questo “Fixed Water”, consigliato a chi talvolta avverte la narcisistica necessità di abbandonarsi alla malinconia, di languire su ballate cristalline ma dal sapore autunnale…
Un album, questo “Fixed Water”, che molto probabilmente piacerà a pochi, ma che, del tutto inatteso, dopo sette anni dalla sua pubblicazione ha saputo rapirmi ed emozionarmi; il che, francamente, è la cosa che più importa.“
Sono passati all’incirca tre anni da quando, un sabato pomeriggio che di primaverile aveva ben poco, scoprii per puro caso i Sophia e la loro opera prima, “Fixed Water”.
Sono passati all’incirca tre anni da quando, un sabato pomeriggio che di primaverile aveva ben poco, scrissi di getto -chissà poi perché- le poche e confuse righe riportate qui sopra.
Sono passati all’incirca tre anni e ancora non mi riesce di parlare come vorrei di un album, questo “Fixed Water”, che invece, per certi versi, sa dire molto di me; spero solo, però, che prima o poi si stanchi di farlo…

