Considerazioni sparse (V)

Ogni tanto viaggiare in treno mi causa istinti violenti, infanticidi e pure un po’ xenofobi… Ma è primavera e va bene così.

Considerazioni sparse (IV)

Quando un muto mi chiama sul cellulare, io mi turbo.

Considerazioni sparse (III)

Sono in un romanzo giallo della Christie. Di fronte a me un prete giapponese, in attesa di una telefonata del vicario per sapere della messa di domani. Accanto, due palermitani che parlano di tizi indagati per truffa e bancarotta. Manca giusto una principessa russa…

Considerazioni sparse (II)

I giapponesi hi-tech che non sanno soffiarsi il naso mi irritano.

Ventisette.

Non è un mistero per nessuno: il numero 2 m’infastidiva. Pensavo fosse piacione, tronfio e autoreferenziale; soprattutto per via di quella sua fastidiosa ostinazione a voler definire cosa è pari, giusto e regolare, e cosa, invece, non lo è.

Non si trattava di simpatizzare per i dispari; non solo, per lo meno. Ai poveri 21, 23, 25…, spettava la stessa (pessima) considerazione riservata al 4, al 6, all’8… Non m’importava che avessero l’unica colpa d’essersi fatti vivi, all’interno della successione dei naturali, nella decina sbagliata: contenevano l’ammorbante 2, e tanto mi bastava per biasimarli, guardarli di sbieco e non fidarmi di loro.

Da qualche tempo a questa parte, però, mi viene ricordato di continuo che quello stesso noiosissimo numero, il 2, può anche essere rassicurante, rasserenante, generoso; e mi sono convinto che sì, dopotutto, non è così malaccio. Tanto che ora riesco persino a scriverlo, quel numero; e a sorriderne.

Oggi, 27, sono 27. E sono felice così. Anche per merito del 2.

Considerazioni sparse (I)

Il sosia di Cofferati seduto di fronte a me ha delle brutte scarpe ma dei calzini a righe graziosissimi.

Tautologie.

I bambini rompono la minchia. Indipendentemente dalla lingua su cui sono impostati.

Panic on the streets of London…

Non si può sopprimere un istinto vecchio ventisei anni: io, qui a Londra, non ho ancora capito come si attraversa…

My music is where I’d like you to touch.

Primo post dall’iPod Touch. Son cose…

It’s a crime I never told you about the diamonds in your eyes.

È il 16 luglio, oggi. Non è una grande notizia, in effetti, niente per cui valga la pena strapparsi i (pochi) capelli. Ti capita almeno una volta l’anno, da venticinque anni a questa parte: che sia il 16 luglio, s’intende.

È solo da qualche anno, però, che il 16 luglio è diventato il giorno del tuo compleanno: e questo sì, senza “se” e senza “ma”, è un fatto decisamente degno di nota. Non che l’abbia deciso tu, è ovvio: stavi così bene a fine novembre, tu, con la tua bella nebbia e il tuo freddo bigio a farti compagnia.

E invece no: ti succede di ricevere una mail strampalata, non fai in tempo a chiederti: “E questa chi cavolo è?”, che subito dopo ti scopri Cancro-ascendente-Vattelappesca senza nemmeno capire il perché.

Quello che in breve ti diventa chiaro – tra una ciarla e l’altra, tra delirii sul “biondo-Milano” e litigate per una doccia di troppo (ehi, tu che leggi: sappi che avevi torto marcio, ma ti si perdona tutto, oggi) – è che non solo non puoi più fare a meno di lei – della pazza della mail strampalata – ma anche che se oggi ti piace così tanto quello che sei, un po’ del merito è senz’altro suo.

Ma questo tu non glielo dirai mai, perché se sei “stronzetto” e “marcio dentro” un motivo ci sarà, in fin dei conti.